Tranquillo Sartore nacque a Giaveno il 27 settembre del 1904 da Giovanbattista Sartore e Felicita Salato. Si sposò con Petronilla Scala, dalla quale ebbe cinque figli. Lavorò come operaio presso lo stabilimento della Fiat Ferriere di Torino.
La Commissione Regionale Piemontese per l’accertamento delle qualifiche partigiane nel dopoguerra (1946) dichiarò Tranquillo Sartore partigiano caduto, in quanto membro di una SAP attiva in città.
Partecipò agli scioperi del marzo del 1944 e fu catturato il 4 marzo per motivi di pubblica sicurezza alla ripresa del lavoro in fabbrica: insieme a lui furono arrestati 78 lavoratori Fiat. Il 5 marzo venne imprigionato presso le Carceri Nuove di Torino e il giorno successivo fu consegnato al comando tedesco. Trasferito a Fossoli, un paio di giorni dopo fu deportato con il convoglio 32 dell’elenco Tibaldi. Il treno che lo trasportò era partito da Firenze, raccolse altri deportati a Fossoli e a Verona – per un totale di 597 persone – giungendo a Mauthausen l’11 marzo. I deportati provenienti da Torino erano 100; tra i 78 lavoratori della Fiat i superstiti alla liberazione furono 13; i superstiti dell’intero trasporto ancora in vita nel 1984 erano 53. All’arrivo al campo di concentramento di Mauthausen, Tranquillo fu classificato con la categoria Schutz (prigioniero politico) e gli fu assegnato il numero di matricola 57398. Al momento della registrazione dichiarò il mestiere di operaio; fu trasferito a Zement-Ebensee, sottocampo di Mauthausen, dove morì il 6 aprile del 1944 alle ore 14 per pleurite, polmonite e problemi della circolazione come risulta dal registro dei decessi del campo di Mauthausen. Le sue ceneri si trovano al cimitero Lepetit di Ebensee.