Teresio Fasciolo nacque a Torino il 9 ottobre 1925. Non conosciamo molto della sua breve vita, ma sappiamo che abitava in via Pagno 8 e che frequentava l’Istituto per elettrotecnici Amedeo Avogadro di corso San Maurizio 8 a Torino.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, i bandi Graziani resero obbligatorio l’arruolamento delle classi dal 1923 al 1925. Teresio rientrava in una classe di leva richiamata, e nei mesi successivi fu costretto a una scelta. Nei primi giorni di marzo del 1944 abbandonò gli studi per unirsi ai partigiani della II Divisione Garibaldi operante nelle Valli di Lanzo. La sua esperienza nelle fila della Resistenza fu interrotta quando le SS e le forze repubblichine organizzarono un grande rastrellamento a partire dal 7 marzo 1944: in seguito ai combattimenti, Teresio fu arrestato e fu condotto alle carceri Nuove di Torino. Il giorno 13 marzo, caricato su un camion insieme ai compagni catturati e agli operai arrestati in seguito alla partecipazione agli sciopero della prima settimana di marzo, percorse corso Vittorio Emanuele II e giunse alla Stazione di Porta Nuova. Di qui, su un convoglio composto da vagoni merci, con i suoi compagni di deportazione giunse a Bergamo nel pomeriggio. Pochi giorni dopo, venne formato un nuovo convoglio, composto da 245 deportati provenienti da Torino, 157 da Milano, 34 da Genova e Savona e i restanti 127 da varie parti della Lombardia. Il treno partì da Bergamo tra il 16 e il 17 marzo del 1944, passò da Verona, Tarvisio, Villach per arrivare il 20 marzo a Mauthausen. Arrivato a destinazione, Teresio venne registrato con il numero di matricola 58855, venne classificato con la categoria Schutz (prigioniero per motivi politici) e dichiarò il mestiere di elettrotecnico. Non si hanno notizie sul periodo trascorso nei lager da Teresio, ma certamente condivise con i compagni la fame, gli stenti, le condizioni di vita disumane e le violenze. Fu in seguito trasferito a Gusen e successivamente a Schwechat-Floridsdorf, entambi sottocampi di Mauthausen dove i prigionieri venivano sfruttati come forza lavoro.
I suoi compagni, tra i quali Ferruccio Maruffi, ricordarono la morte del “giovanissimo ribelle delle Valli di Lanzo”: il suo decesso fu registrato il 30 maggio 1944 a Wien Schwechat, sottocampo di Mauthausen.