Orazio Viana nacque a Torino il 21 maggio del 1914 da Francesco e Maddalena Viana. Dopo le scuole elementari studiò da litografo, avviandosi poi alla professione: presumibilmente lavorò come tipografo fino all’età di 26 anni. La sua ultima residenza nei pressi del centro nel quartiere Vanchiglia, fu in via Bava 43.
Con l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno del 1940, Orazio si arruolò nei reparti di fanteria del distretto militare di Torino anche se non si hanno notizie dirette sulla sua partecipazione e dei luoghi di dislocazione.
Dopo la firma dell’Armistizio da parte dell’Italia, il 9 settembre si unì a una brigata in Val di Susa diventandone vice comandante, compiendo alcune azioni di sabotaggio contro i nazisti con la banda Felice Cima. L’8 gennaio del 1944, sopra Condove in borgata Sigliodo, fu catturato con altri sei partigiani mentre rientrava nella baita utilizzata come base. Dalla testimonianza di Pettigiani, un compagno sopravvissuto, emerge come il gruppo avesse cercato di resistere serrandosi nella baita, ma successivamente avesse dovuto arrendersi quando i soldati tedeschi avevano appiccato il fuoco all’edificio. Dopo la cattura venne portato presso la Casa del Fascio di Borgone, all’epoca funzionante come caserma, dove venne rinchiuso per alcuni giorni nelle cantine.
L’11 gennaio del 1944 le SS trasferirono i prigionieri a Torino. In quell’occasione, don Francesco Foglia, soprannominato Don Dinamite per la dimestichezza con gli esplosivi, appartenente alla stessa formazione di Orazio, cercò di attuare un piano per liberarli, appostandosi con altri compagni lungo la statale che portava a Torino, convinto che le SS avrebbero trasferito i prigionieri con una camionetta, ma non riuscì nell’impresa in quanto i tedeschi cambiarono programma utilizzando il treno. All’arrivo a Torino, Orazio fu portato all’Albergo Nazionale, sede della Gestapo, dove rimase per parecchi giorni per essere interrogato e torturato. Successivamente fu rinchiuso in una delle celle del terzo braccio del carcere Le Nuove, riservata ai prigionieri politici in attesa di conoscere il proprio destino, di deportazione o condanna a morte.
Il 18 febbraio del 1944, all’alba, Orazio fu caricato su un camion dalle SS e condotto alla stazione di Porta Nuova insieme ad altri 68 prigionieri politici. I detenuti furono fatti salire sull’ultimo carro di un treno merci, composto da sei vagoni da trasporto e una vettura in testa, il convoglio n. 25 secondo la numerazione data da Tibaldi, diretto al KL di Mauthausen. Dopo la partenza alcuni compagni di Orazio progettarono di evadere schiodando delle assi dal pavimento con un pezzo di ferro rubato nelle carceri di Torino da Terenzio Magliano; la maggior parte dei prigionieri fu però contraria, temendo le rappresaglie dei tedeschi, e dunque il piano non fu messo in atto. Durante la sosta a Milano fu aggiunto un vagone per 54 detenuti politici provenienti dal carcere di San Vittore. Il 21 febbraio del 1944, dopo quattro giorni dalla partenza, Orazio e gli altri prigionieri arrivarono alla stazione di Mauthausen. A Orazio fu assegnato il numero di matricola 53464 e fu classificato come Schutzhäftling (prigioniero politico).
La testimonianza di Ferruccio Maruffi, superstite del campo di concentramento di Mauthausen, descriveva Viana come spirito indomito che suscitava stupore nonostante le precarie condizioni di salute. Lo stesso definiva Orazio un “uomo tranquillo” ma in grado di esprimere un’idea di forza e di libertà. I due ebbero modo di discutere delle giornate più tristi e difficili, delle imprese partigiane, della famiglia, degli amici, della vita prima della guerra, condividendo attimi di umanità e cercando di immaginare il proprio futuro una volta usciti dal lager. Viana morì il 4 febbraio del 1945 a Gusen, sottocampo del lager.