Nicola Battista nacque l’11 settembre 1904 a Lucera in provincia di Foggia da Vincenzo Battista ed Elisa Marciano. Era sposato con Francesca Cornaglia dal 1927 e da lei aveva avuto due figli, Elisa Maria Battista (1930) e Vincenzo Battista (1932). Lavorava come manovale idraulico presso le Ferriere Fiat e abitava in via Bava 47.
Schedato nel Casellario Politico Centrale come comunista, venne assegnato al confino nel 1937 per attività e propaganda sovversiva; arrestato a Torino il 1° aprile dello stesso anno, alle ore 08:45 presso le Ferriere Fiat insieme ad altri per «attività comunista», venne liberato il 31 marzo 1942. Durante una delle tappe di confino, a Pisticci, fu condannato a tre mesi di arresto con la condizionale poiché rifiutatosi di lavorare. Entrò a far parte della 7^ Brigata Squadra di Azione Patriottica Edoardo De Angeli a partire dall’11 settembre 1943. Venne nuovamente arrestato e deportato nel marzo 1944.
Viaggiò con il trasporto n.34 secondo la numerazione fornita da Italo Tibaldi nel libro Compagni di viaggio. Dall’Italia ai lager nazisti. I “trasporti” dei deportati 1943-45; il convoglio partì da Bergamo il 16 marzo 1944 e giunse a Mauthausen il 20 dello stesso mese, seguendo il tragitto Verona, Tarvisio, Villach. Il totale dei deportati risultava di 563, tutti identificati; 245 deportati provenivano da Torino e 31 di essi erano operai Fiat, 157 arrivavano invece da Milano, 34 da Genova e Savona, i restanti 127 dal territorio lombardo. Nicola Battista venne classificato come Schutz (Schutzhäftling, “prigioniero in base alla normativa sulla custodia preventiva”) e gli fu assegnato il numero di matricola 58696; durante l’immatricolazione dichiarò il mestiere di operaio metallurgico. Venne trasferito a Gusen, un sottocampo di Mauthausen da questo distante circa 5 km.
Nicola Battista risulta deceduto il 3 novembre 1944 a Gusen. Una lapide, recuperata presso gli stabilimenti ThyssenKrupp ed ora collocata nel cortile del Museo Diffuso della Resistenza, in Corso Valdocco 4A, lo ricorda insieme ad altri caduti delle Officine FIAT Ferriere. Numerose lapidi furono posizionate nelle aziende subito dopo la liberazione; alcune di esse, in seguito allo smantellamento degli impianti industriali, sono state ricollocate in luoghi pubblici.