Mario Colombo, nato a Torino il 5 aprile 1914 da Benvenuto e Clara Segre, abitava al numero 15 di piazza Castello (l’attuale 161) a Torino.
Collaborava col padre Benvenuto e lo zio Enrico, che avevano fondato e possedevano il negozio di tessuti e abbigliamento “Alle province d’Italia” che si trovava all’angolo tra via Garibaldi e piazza Castello. In seguito alle leggi razziali del 1938, con il divieto agli ebrei di possedere e gestire attività commerciali, la famiglia Colombo si trovò costretta ad affidare formalmente il negozio a un loro dipendente di fiducia, che cominciò a gestirlo per loro conto. In seguito, la famiglia abitò a Nizza fino al 1940, poi a Torino ed infine nelle Valli di Lanzo, dove sfollò per sfuggire ai bombardamenti. Dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione nazista dell’Italia del Centro-Nord cominciarono le deportazioni di ebrei dall’Italia verso i campi di sterminio in Polonia; Enrico, Benvenuto e Mario furono vittime del tradimento da parte del dipendente che gestiva il loro negozio. Attirati a Torino il 27 ottobre 1943 per quello che doveva essere un incontro di affari al caffè Zucca in via Roma, i Colombo vi furono arrestati dalle SS. Il dipendente fedifrago incassò dai nazisti la taglia di 5.000 lire per ogni ebreo catturato e si appropriò del negozio, che saccheggiò. Dopo la detenzione prima alle Nuove di Torino quindi nelle carceri di Milano, Enrico, Benvenuto e Mario vennero deportati a Auschwitz il 6 dicembre 1943. All’arrivo al campo l’11 dicembre, superò la selezione iniziale e fu immatricolato.
Mario morì in prigionia in un luogo ignoto il 30 marzo 1944.
Dopo la guerra, il dipendente fedifrago, processato, fu prosciolto per l’amnistia decretata per i reati degli anni di guerra.