Giovanni Bricco nacque il 4 ottobre 1916 a Torino da Giacinto e Rosa Felisio. Dopo la V elementare apprese il mestiere di meccanico. La sua residenza in città era in via Carlo del Prete 61. Il 26 novembre 1943 presentò domanda per arruolarsi nel corpo dei Vigili del fuoco di Torino con la qualifica di autista; il I dicembre dello stesso anno entrò in servizio in qualità di Vigile Volontario Provvisorio.
Bricco decise di aderire alla Resistenza, organizzando militarmente i colleghi. Nel luglio del 1944 partecipò alla formazione della 23° Brigata Celere “Pensiero Stringa” (dal nome del vigile partigiano caduto in combattimento contro i nazifascisti), una S.A.P. organizzata all’interno del comando dei Vigili del Fuoco, dedita ad azioni e sabotaggi in città e in provincia nei confronti dei reparti tedeschi. L’ingegnere Sergio Bellone ne assunse il comando con la collaborazione del Commissario di guerra Bricco, che assunse il nome di battaglia “Roberto”. Nell’estate del 1944 lavorò intensamente per organizzare e potenziare la Brigata, che divenne in breve tempo una delle più combattive S.A.P. di Torino. Collaborò con grande energia alla riuscita di numerosi colpi e azioni militari, soprattutto nell’ottobre del 1944.
Il 24 ottobre 1944 Bricco venne arrestato dalle SS tedesche – aiutate da una spia fascista, processata e condannata nel dopoguerra – insieme a numerosi ufficiali della Brigata. Interrogato, minacciato, subì dei pestaggi ma non tradì i compagni. I quadri dirigenti della brigata vennero inviati nel campo di Bolzano: qualcuno riuscì a fuggire durante il trasporto mentre. Bricco, invece, sospettate le sue maggiori responsabilità nel comando, fu deportato a Mauthausen. Il convoglio – che trasportava 336 persone – partì da Bolzano il 14 dicembre e arrivò a destinazione il 19 dicembre. Gli fu attribuita la matricola 113917 e fu classificato come Schutz (prigioniero per motivi politici); dichiarò il mestiere di tornitore meccanico.
Ricoverato al Revier di Mauthausen, alla fine di aprile fu selezionato per la camera a gas. Si salvò per l’intervento del Comitato clandestino di resistenza e di Giuliano Pajetta: mediante uno scambio di nomi fu inserito in un gruppo di francesi destinati a uno scambio.
Giovanni Bricco sopravvisse alla prigionia ma le sue condizioni di salute erano molto compromesse, tanto da essere rimpatriato dalle truppe americane con una gravissima forma di deperimento organico che portò alla comparsa, alcuni anni più tardi, di una grave epatite cronica.
Rientrato in patria, il I settembre 1945 fu riassunto in servizio. Nel 1959 gli venne attribuita la Croce al Merito di Guerra. Il 14 agosto 1967 fu riconosciuto non idoneo al servizio nel corpo dei Vigili del Fuoco a causa dell’epatite che ne causò la morte nel 1968. La pietra d’inciampo a lui dedicata riporta la dicitura “Qui lavorava” ed è collocata davanti all’ex caserma del Comando dei Vigili del Fuoco in corso Regina Margherita 128.