Giovanni Abati nacque a Piombino, in provincia di Livorno, il 10 novembre del 1901. Figlio di Paris Abati ed Elisa Tinagli, si trasferì a Torino il 25 giugno del 1924. Qualche anno più tardi, esattamente il 27 luglio 1929, si sposò, sempre a Torino, con Maria Simoncin.
Padre di tre figli, Alessandrina, Romano e Rina, lavorava come operaio siderurgico presso la Microtecnica in Piazza Arturo Graf. Venne arrestato a Torino il 5 marzo del 1944 per motivi di pubblica sicurezza, proprio nei giorni in cui era stato organizzato e messo in atto lo sciopero generale del marzo 1944. Inoltre, in precedenza, era stato segnalato come anarchico dalla Questura di Livorno. Al momento dell’arresto, risiedeva in Via Porta Palatina 17. Inizialmente condotto al Commissariato Moncenisio, venne, in un secondo momento, inviato al carcere Le Nuove. Qui fu registrato con la matricola 5099 e il giorno successivo, il 6 marzo, consegnato al comando germanico per l’invio a Fossoli dove arrivò, con forte probabilità, il 7 marzo 1944.
Il giorno successivo Giovanni partì dal campo di Fossoli con il convoglio n. 32, (numerazione Tibaldi) con destinazione Mauthausen in Austria dove giunse l’11 marzo. Venne immatricolato con il numero 56885. Visionando la sua scheda di registrazione al momento dell’ingresso nel lager, si legge, inoltre, che venne classificato come Schutz.
Qualche giorno dopo l’immatricolazione, esattamente il 25 marzo 1944, fu trasferito a Zement Ebensee, sottocampo di Mauthausen.
Il progetto Zement “cemento”, nome in codice che stava a indicare Ebensee, aveva come obiettivo quello di costruire enormi gallerie sotterranee scavate nella montagna affinché fosse possibile trasferire una parte del centro di ricerca e collaudo missilistico in un ambiente più protetto da possibili incursioni aeree da parte del nemico. Questo dato può far riflettere su un aspetto molto importante del sistema concentrazionario: il lavoro forzato non era volto soltanto all’annientamento dei prigionieri stessi ma, anche, alla partecipazione allo sforzo bellico. Sebbene fossero le SS a gestire i lavori, in realtà gli scavi venivano eseguiti da imprese che erano ben consapevoli di star sfruttando la manodopera dei prigionieri.
Giovanni Abati si ritrovò, infatti, a lavorare come manovale all’interno del progetto Zement. Tuttavia, a causa del prolungarsi del conflitto, le gallerie che erano state realizzate e che avevano raggiunto una lunghezza di 7,5 km, vennero usate per ospitare una raffineria di petrolio e una fabbrica per la produzione di componenti di carri armati della Steyr – Daimier – Puch Spa.Probabilmente a causa delle durissime condizioni di lavoro, alla scarsa alimentazione e alle pessime condizioni igieniche, il 4 luglio del 1944 venne trasferito al Revier di Mauthausen.
Il suo ultimo trasferimento è registrato Il 16 novembre 1944 quando ritornò a Ebensee dove rimase fino alla sua morte avvenuta il 27 febbraio 1945. Sul documento che ne attestò la morte è inoltre possibile leggere che Giovanni morì alle 6.50 per Herzschwache, ossia insufficienza cardiaca. Molto probabilmente si tratta, come per molti altri casi, di una causa di morte fittizia che serviva a mascherare le vere cause che avevano condotto alla morte.