Francesco Staccione nacque a Torino il 14 novembre 1894 in viale Madonna di Campagna 4, nel 1925 si trasferì in via Nole 64 e, successivamente, nel 1928, in via Borgaro 52; l’anno successivo traslocò in via San Pancrazio 16, nel retro dello stabile che ospitava il commissariato di Polizia dove fu condotto dopo l’arresto del marzo 1944. Infine si trasferì in via Pianezza 10, l’ultima residenza liberamente scelta.
Francesco aveva due fratelli, Vittorio ed Eugenio, entrambi calciatori militanti anche nella squadra del Torino degli anni ’20. Vittorio giocò anche nella Fiorentina e nella Cremonese, fu antifascista fin dalla giovinezza, partecipò agli scioperi del 1944 e fu deportato a Mauthausen.
Francesco svolse il servizio militare prima nell’84° reggimento di fanteria Venezia dal 13 novembre 1914 e poi nel 92° reggimento fanteria Basilicata. Essendo un operaio specializzato non partecipò alla prima guerra mondiale direttamente al fronte ma come soldato fu impiegato in una delle fabbriche torinesi convertite alla produzione bellica. Il 6 settembre 1925 sposò Giovanna Martoia, che morì nel 1935. Lavorò come operaio tornitore in molte officine e fabbriche torinesi, fra le quali le Officine Grandi Motori Navali FIAT con sede in corso Vercelli.
Francesco fu arrestato più volte a partire dal 1912, all’età di 18 anni, per attività legate alla sua militanza nel partito socialista. Diversi arresti sono documentati nel 1920, e, successivamente all’instaurarsi della dittatura fascista, nel 1924, nel 1928, nel 1929 e nel 1930, ai quali seguirono alcuni periodi di detenzione. Mantenne i contatti con alcuni gruppi antifascisti organizzati in clandestinità, coordinò le attività di opposizione nelle fabbriche di Torino fino al 1940 e, in seguito, con le formazioni partigiane che si organizzarono dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Partecipò all’organizzazione degli scioperi del primo marzo del 1944, avvenimento che causò il suo arresto il 5 marzo al rientro in fabbrica. Fu detenuto alle Carceri Nuove, dove gli fu assegnato il numero di matricola 5096 e in seguito venne consegnato alle SS il 6 marzo. Il giorno 8 fu deportato con il convoglio n. 32 dell’elenco Tibaldi che partì da Firenze e raccolse altre 597 persone a Fossoli e a Verona, giungendo a Mauthausen l’11 marzo. All’arrivo al campo di concentramento di Mauthausen fu classificato con la categoria Schutz (prigioniero politico); il 24 marzo fu trasferito nel sottocampo di Gusen. È segnalato un suo passaggio nel sottocampo di Steyr fino al 13 settembre del 1944, giorno in cui fu trasferito nell’infermeria (Revier) di Gusen, dove rimase fino al 22 settembre del 1944, presumibilmente per un infortunio sul lavoro. Dopo la sua uscita dal Revier, il 22 settembre, ritornò nel sottocampo di Gusen, fino all’8 novembre del 1944. quando fu di nuovo ricoverato nel Revier di Gusen. Dopo questa data non si hanno più notizie su Francesco Staccione fino alla data del 27 marzo del 1945, quando fu documentata la sua morte per “debolezza del miocardio e decadimento corporeo generale”, come risulta dal Servizio Internazionale Ricerche della Croce Rossa.