Arturo Levi nacque a Reggio Emilia il 14 maggio 1919. La sua famiglia era composta dal padre Carlo, ufficiale del Regio Esercito, dalla madre Amelia Camerini, casalinga, e da una sorella e un fratello: Lelia, nata nel 1914, ed Edoardo, nato nel 1932. Nel 1938, anno in cui vennero promulgate le leggi razziali, Arturo era un ragazzo di 18 anni che frequentava la 2B del Regio Liceo Alfieri di Torino. Il suo percorso scolastico, segnato da difficoltà, si concluse proprio quell’anno, poiché, a seguito delle leggi razziali, in quanto ebreo, venne espulso da scuola. Possibili informazioni sul provvedimento di discriminazione: non potendo più frequentare le lezioni, Arturo iniziò a lavorare. Alcuni anni più tardi. era impiegato presso la ditta torinese “Lana”, ditta dove fu catturato dai nazisti nel 1943. Dopo l’8 settembre Arturo decise di unirsi alla Resistenza collaborando con il servizio informazioni e rifornimento ai partigiani. Poche settimane dopo l’armistizio, il 27 ottobre, venne arrestato sul posto di lavoro durante una rappresaglia. Dopo esser transitato per il carcere Le Nuove di Torino, successivamente, venne condotto presso quello di San Vittore a Milano. Dal binario 21 venne caricato su un carro bestiame con destinazione Auschwitz. Era il 6 dicembre del 1943.
Quando il convoglio arrivò ad Auschwitz, l’11 dicembre, Arturo venne immatricolato con il numero 168005 e classificato sia come politico che come ebreo. Fu inviato a Monowitz dove lavorò per l’impianto di produzione di combustibile e gomma sintetica, la Buna-Werke. L’impianto, di proprietà della IG Farben, impiegava i deportati per la realizzazione di quello che sarebbe dovuto diventare lo stabilimento chimico più grande d’Europa. Le condizioni di vita e di lavoro, estremamente dure, costrinsero Arturo a essere ricoverano per due diversi periodi: dal 7 gennaio al 23 marzo 1944 e, ancora, dal 31 marzo al 13 maggio 1944. Il suo nome compare, infatti, tra i prigionieri presenti all’interno dell’ospedale del campo Auschwitz III Monowitz. A ridosso dell’arrivo delle truppe russe ad Auschwitz, Arturo, così come molti altri prigionieri, venne selezionato per essere trasferito. Era il 26 gennaio del 1945 quando venne condotto a Buchenwald dove ricevette un nuovo numero di matricola: 121731. Meno di un mese dopo, sempre a Buchenwald, un documento ne attestava il decesso. Il 20 febbraio 1945 Arturo morì. Secondo il registro ufficiale la morte fu causata da un’insufficienza cardiaca e dissenteria. L’ indirizzo dell’ultima residenza liberamente scelta è corso Galileo Ferraris 134.