Arturo Beltrando nacque a Demonte in provincia di Cuneo il 5 dicembre del 1900. I suoi genitori si chiamavano Maurizio Beltrando e Maria Sterchel. Era fratello di Albino e Lucia Beltrando. Il 4 gennaio 1936 si trasferì a Torino da Parigi e andò ad abitare in Via Stampatori 5. Si sposò a Torino il 4 aprile del 1944 con Margherita Peirano. L’ultima professione dichiarata è quella di operaio in fabbrica. Partigiano e socialista, dall’8 settembre del 1943 entrò a far parte della SAP Matteotti insieme alla sorella Lucia. Vennero arrestati entrambi a Torino il 17 novembre del 1943 e incarcerati a Le Nuove, dove Arturo Beltrando rimase fino al 12 gennaio del 1944. Il 13 gennaio venne caricato sul trasporto n. 18 secondo la numerazione data da Tibaldi diretto a Mauthausen arrivandovi il giorno 14. ll treno sul quale aveva viaggiato fu il primo ad essere costituito dalle carceri Le Nuove di Torino, con partenza dalla Stazione Ferroviaria di Porta Nuova. Il numero totale dei deportati era 50. Caricati su un solo carro bestiame, arrivano direttamente a Mauthausen il giorno successivo. Al momento della registrazione, si dichiarò tornitore. Venne immatricolato con il numero 42776 e classificato come Pol. Successivamente fu trasferito al sottocampo di Passau II (Mauthausen) per poi essere condotto a Zschachwitz, sottocampo di Flossenbürg. Qui arrivò il 7 novembre. Venne immatricolato con il numero 35424 e classificato come Schultz. L’1 marzo del 1945 venne condotto a Flossenbürg per poi spostarsi nuovamente e raggiungere Bergen Belsen il 10 marzo. Qui gli venne assegnata la matricola 35424 e fu identificato, ancora una volta, come Schutz. Dopo la guerra, un medico torinese che insieme ad Arturo Beltrando aveva condiviso l’esperienza della deportazione, scrisse e inviò una lettera alla sorella Lucia rievocando i terribili mesi passati in prigionia insieme al fratello. La lettera, che oggi è conservata negli archivi della Fondazione Istituto torinese Antonio Gramsci a Torino, rappresenta una cruda e terribile testimonianza della vita dei prigionieri all’interno dei campi. Dalle parole del suo autore, Giovanni Aliberti, è possibile ripercorrere gli ultimi mesi di vita di Arturo che purtroppo fu vittima di terribili sofferenze. Arturo Beltrando morì a Bergen Belsen il 30 aprile del 1945, alcuni giorni dopo la liberazione del campo avvenuta il 14 aprile.