Luigi Nada nacque a Torino l’8 giugno 1910 da Michele Nada e Luigia Cavassa. Sposato con Cristina Bertinetto, visse con la famiglia in strada comunale di Bertolla 105 (l’attuale 9B della stessa strada) a Torino. Operaio presso la Fiat officina aeronautica, ebbe un ruolo negli scioperi del marzo 1944 e per questo motivo fu arrestato il 13 marzo 1944. Deportato a Mauthausen, vi arrivò il 20 marzo e fu immatricolato con il numero 59012 e classificato come “Schutz” (prigioniero per motivi politici). Dichiarò il mestiere di saldatore. Venne in breve trasferito nel sottocampo di Gusen e qui assassinato il 10 aprile 1944 in seguito a un tentativo di fuga. Scoperta la sua assenza al momento dell’appello, Luigi venne presto individuato, percosso e portato nella piazza dell’appello per subire una pena esemplare. Fu quindi finito per affogamento in un bidone d’acqua. Molti superstiti – fra i quali Ferruccio Maruffi, Quinto Osano, Nino Bonelli e Pio Bigo – ricordano quei momenti nelle loro memorie.