Cesarina Levi (1882 – 1944)
Cesarina Levi (1882 – 1944)
Corso Giulio Cesare, 46

Cesarina Levi nacque a Moncalvo in provincia di Asti il 5 settembre del 1882 dal matrimonio tra Moise Levi e Orsola Levi.
Dalla documentazione archivistica reperita, è stato possibile ricostruire, sebbene in parte, la sua vita. Il 9 agosto del 1909 Cesarina si sposò con Augusto Cavalli, un uomo nato a Torino il 3 ottobre 1875. Due anni dopo il matrimonio, il 6 marzo 1911, diede alla luce un bambino, Ernesto.
La famiglia, che risiedeva a Torino, cambiò diverse abitazioni nel corso degli anni Venti e Trenta. La documentazione che meglio riesce a fornire un quadro complessivo del nucleo familiare è, probabilmente, il censimento realizzato nel 1936: Augusto lavorava come applicatore di isolanti termici, Cesarina era una casalinga mentre il figlio un magazziniere, sebbene nel 1936 non si trovasse a Torino essendo stato richiamato in Africa Orientale l’anno prima. Inoltre, sotto lo stesso tetto viveva anche l’ormai anziana suocera di Cesarina, Maria Donalisio (nata il 9 febbraio 1844).
Nei primi anni 40 la situazione era cambiata: l’1 maggio Cesarina, ormai vedova, trasferì la propria residenza da Corso Novara 43 bis a Corso Giulio Cesare 46. Il figlio, Ernesto, il 7 aprile del 1942, già coniugato con Nardini Jone, presentò alla Prefettura di Torino una comunicazione di non appartenenza alla “razza ebraica”: essendo figlio di un matrimonio misto, venne considerato come “misto non ebreo”, ossia “non appartenente alla razza ebraica per decreto ministeriale”.
La presenza della donna è stata in seguito registrata in Toscana alla fine del 1943 quando, nel mese di dicembre, venne arrestata da italiani a Forte dei Marmi in provincia di Lucca. Non è al momento chiaro se fosse stata accolta da conoscenti o sfollata a causa dei bombardamenti. In un documento redatto dal Commissariato di Polizia di Bagni Lucca, datato 23 dicembre 1943, si legge che “Per notizia comunicasi che in data 22 c. m. è qui giunta e incentrata nel locale campo di internamento provinciale l’ebrea Levi Cesarina ved. Cavalli fu Moise e fu Levi Orsola, n. Moncalvo (Alessandria) 5/9/1882 – casalinga -”.
Sebbene Mussolini fosse stato destituito il 25 luglio del 1943, la situazione giuridica degli ebrei residenti in Italia non subì importanti cambiamenti, in quanto la legislazione antiebraica venne mantenuta durante il governo Badoglio. La situazione peggiorò ulteriormente con l’armistizio dell’8 settembre quando, il 30 novembre del 1943, il Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale Italiana, con il decreto di Polizia n. 5, ordinò l’arresto di tutti gli ebrei residenti in Italia e il loro internamento in campi di concentramento provinciali “in attesa che venissero predisposti campi di concentramento nazionali”. In provincia di Lucca, la sede di internamento fu individuata a Bagni di Lucca. Si trattava di una struttura situata nella località di Bagni Caldi, a circa 26 chilometri da Lucca, nota, in passato, come Grande Albergo “Le Terme”. Dal dicembre 1943 al gennaio successivo, il campo venne gestito da un reparto della Guardia Nazionale Repubblicana. La permanenza di Cesarina si protrasse fino al 23 gennaio: un rapporto inviato al comando dei carabinieri di Lucca conferma, infatti, che gli internati erano stati trasportati dalle autorità tedesche a Firenze.
Una testimone, Daniela Pieri, all’epoca una bambina di otto anni, assistendo di nascosto dal giardino di casa sua, raccontò il momento in cui gli ebrei vennero caricati su dei camion per essere trasportati verso il capoluogo toscano:
Ho un solo ricordo, triste e vivissimo […] era freddo, erano poco vestiti, coi bimbi per la mano. I tedeschi avevano proibito di uscire quel giorno […] Io ricordo che nevicava, e che sono passati di qui per la via per i Bagni Caldi […] Erano poco vestiti, ma i vestiti ce li avevano poiché mi ricordo che la gente disse che la sera stessa i gerarchi fascisti si erano divisi le loro cose […] Mi sembra che gli ebrei fossero un centinaio, quasi tutti vestiti di scuro. Erano silenziosi, rassegnati, solo qualcuno mugolava una specie di canzone. Mi sembra che quando li portarono via fosse pomeriggio inoltrato, però non potrei giurarlo. I tedeschi stavano ai lati della colonna.
Da qui Cesarina, così come gli altri prigionieri dall’ex albergo Le Terme, fu trasportata su carri bestiame a Milano. Dopo alcuni giorni nel carcere di San Vittore, il 30 gennaio, venne caricata sul convoglio n. 24, (numerazione Tibaldi), diretto ad Auschwitz, dove giunse il 6 febbraio. Da successive ricerche risulta che, dei circa 100 ebrei prelevati dal campo di Bagni di Lucca, solo cinque sopravvissero alla deportazione. Cesarina non fu tra questi: il giorno stesso del suo arrivo in Polonia, venne immediatamente inviata alle camere a gas.