Giulio Massimo Bruno Arzilli nacque a Castagneto Carducci, in provincia di Livorno il 18 giugno 1903 da Stefano Arzilli e Annunziata Paperini. Sposato con Adonella Sarri, abitava in Via Saorgio 21 a Torino. Lavorava come operaio presso le Ferriere Piemontesi; di orientamento politico comunista, risultava schedato nel Casellario Politico Centrale.
Risulta aver prestato servizio militare nel Reggimento Roma in un momento antecedente all’8 settembre 1943. Aderì alla Resistenza e fece parte della 7a Brigata Squadra di Azione Patriottica a partire dal 14 settembre 1943 . Catturato a Torino tra il 4 e il 5 marzo 1944 nel contesto delle ritorsioni nazifasciste agli scioperi dei primi del mese, venne detenuto presso le Carceri Nuove e successivamente trasferito a Fossoli. Giulio Arzilli viaggiò sul trasporto 32, secondo la numerazione indicata da Italo Tibaldi nel libro Compagni di viaggio. Dall’Italia ai lager nazisti. I “trasporti” dei deportati 1943-45, partito da Firenze il giorno 8 marzo 1944 con destinazione Mauthausen, dove giunse l’11 dello stesso mese . Durante il viaggio altri deportati, tra cui lo stesso Arzilli, vennero aggiunti al convoglio durante il passaggio a Fossoli e a Verona . Per il traporto 32 risultano identificati tutti i 597 deportati, i cui numeri di matricola sono compresi tra il 56.885 e il 57.481. Dei 100 provenienti da Torino, 78 risultano essere operai Fiat. Giulio Arzilli venne classificato come Schutz (Schutzhäftling, “prigioniero in base alla normativa sulla custodia preventiva”) e gli fu assegnato il numero di matricola 56907; durante l’immatricolazione dichiarò il mestiere di operaio tessile . Venne trasferito a Ebensee, uno dei più importanti sottocampi di Mauthausen, dove morì il 29 aprile 1944 . Una lapide, recuperata presso gli stabilimenti ThyssenKrupp ed ora collocata nel cortile del Museo Diffuso della Resistenza, in Corso Valdocco 4A, lo ricorda insieme ad altri caduti delle Officine FIAT Ferriere. Numerose lapidi furono posizionate nelle aziende subito dopo la liberazione; alcune di esse, in seguito allo smantellamento degli impianti industriali, sono state ricollocate in luoghi pubblici.