Cesare Levi (1872 – 1944)
Cesare Levi (1872 – 1944)
Via Gian Francesco Bellezia, 15

Cesare Levi nacque ad Acqui Terme in provincia di Alessandria il 3 giugno del 1872 da Samuele Levi e Bona Levi. Le informazioni riguardanti la sua vita sono scarse, e solo in minima parte è possibile ricostruire la sua esistenza. Avendo origini ebraiche, il 30 gennaio del 1939 Cesare presentò la sua dichiarazione di appartenenza alla “razza ebraica” in ottemperanza all’art. 9 del R.D.L. del 17 novembre 1938 n. 1728 che obbligava gli ebrei all’autodenuncia. Questo atto segnava l’inizio della persecuzione razziale nei confronti della comunità ebraica. Al momento della denuncia Cesare era celibe, lavorava a Torino come tipografo[1] e risiedeva in via Bellezia al civico 15.
Quando nel 1944 venne arrestato aveva 72 anni. Sebbene la data esatta dell’arresto rimanga tuttora ignota, è accertato che inizialmente venne incarcerato a Le Nuove di Torino. La sua presenza è inoltre documentata sul convoglio numero 37 (secondo la numerazione Tibaldi), partito il 5 aprile 1944 da Fossoli con destinazione Auschwitz, confermando così che l’arresto avvenne prima di tale data.
Durante l’assenza da Torino, la sua abitazione venne requisita e messa a disposizione di un altro cittadino, tale Pasquale Freggia. Questo atto fu la conseguenza di un inasprimento del Decreto del 17 novembre 1938, che aveva già sancito il parziale esproprio di beni mobili e immobili degli ebrei. A partire dalla seconda metà del 1943, sotto la Repubblica Sociale Italiana, gli ebrei dovevano essere espropriati di tutto. Mesi dopo il suo arresto, tra il 28 e 29 settembre 1944, il Dott. Umberto Bersano, funzionario dell’Istituto San Paolo di Torino, ente bancario incaricato dell’esproprio per conto dell’EGELI, si recò al II piano di via Bellezia 15 con il compito di stilare un inventario di tutti gli oggetti presenti all’interno dell’appartamento di Cesare, appartamento già requisito il 30 agosto precedente.
Durante il sopralluogo il ragioniere venne a conoscenza dalla custode (Vittoria Tapparo) che l’alloggio, a seguito dell’arresto del proprietario, era stato precedentemente visitato dalle Forze Armate Germaniche.
Probabilmente era un appassionato di musica: tra i tanti oggetti inventariati, un pianoforte oltre a numerosi spartiti e libretti di opere e operette. I suoi oggetti, nel corso dei mesi successivi, vennero affidati a diversi consegnatari che, dopo aver inoltrato alla Prefettura una richiesta di utilizzo, ne diventavano consegnatari. A fine settembre 1944, però, Cesare, oltre ad essere stato arrestato e deportato, era già morto. Quando il 10 aprile 1944 arrivò ad Auschwitz, proveniente dal campo di Fossoli, non superò la prima selezione e fu ucciso nello stesso giorno del suo arrivo.