Ida Moresco nacque a Livorno il 20 febbraio 1877 da Giacomo Moresco ed Eva Del Mare.
Era sposata con Pacifico Valabrega con il quale ebbe quattro figli: Margherita Valabrega (1903), Elena Valabrega (1905), Evelina Valabrega (1907), Vittorio Valabrega (1910) e Umberto Valabrega (1914). Dal censimento degli ebrei effettuato tra il 1938 e il 1939, Ida risulta essere vedova e casalinga. Le vicende inerenti la sua deportazione sono strettamente legate a quelle della propria famiglia. Consultando il fascicolo relativo alla figlia Evelina Valabrega redatto dall’EGELI (Ente gestione e liquidazione immobiliare istituito con le leggi razziali del 1938), che si occupava della gestione e successiva liquidazione dei beni ebraici, è stato possibile comprendere quale fosse la situazione della famiglia nel 1943. Ida viveva in affitto a Torino in via Baretti 31 al terzo piano di un appartamento di ringhiera insieme al figlio Umberto, alla figlia Evelina e ai nipoti Pasqua Jachia (1932), Anselmo Jachia (1934), Ercole Jachia (1936) e Ida Jachia (1937). Numerose informazioni sono infatti state fornite grazie ad una ricerca effettuata da Daniela Levi e Eva Vitali Norsa, i cui risultati sono reperibili all’interno della sezione “Le Vite” nell’ambito del progetto Le case e le cose. Le leggi razziali del 1938 e la proprietà privata. Abbandonata Torino, il 13 dicembre del 1943 la famiglia giunse a Montagnana, in provincia di Padova, andando ad abitare in Via Decima 3. Un documento datato 15 dicembre, redatto dal Podestà di Montagnana e indirizzato alla Prefettura di Padova, rileva la presenza del nucleo familiare nel comune di Montagnana specificando che “la famiglia di ebrei sfollati da Torino non possiede né beni mobili né immobili e ha finora vissuto dei soccorsi corrisposti dalla Comunità israelitica di Padova”. Arrestata insieme al resto della famiglia tra il 23 e il 24 dicembre 1943 a Montagnana, dalla Guardia Nazionale Repubblicana, venne poi trasferita al campo di Vo’ Vecchio, nella Villa Contarini Giovanelli Venier. La villa, la cui costruzione risalirebbe alla fine del 1500, apparteneva al commerciante Sirio Landini che, nel 1943, la diede in affitto alle suore Elisabettiane di Padova. La stessa villa venne in seguito individuata e, nel dicembre del 43, trasformata in un campo di raccolta destinato per ebrei della provincia di Padova e di Rovigo. Dopo la trasformazione in campo di concentramento, le suore si occuparono della gestione delle cucine mentre l’amministrazione del centro ricadde nella competenza della polizia italiana. Per circa 7 mesi la struttura venne quindi utilizzata come campo per poi essere smantellata nel mese di luglio del 1944. Il 17 luglio 1944 le 47 persone presenti nel campo, tra cui Ida e la sua famiglia, vennero trasferite dai tedeschi a Padova. Un documento della locale Questura del 1956, in riferimento agli eventi intercorsi in quella giornata, riferisce che “ufficiali e militari SS tedesche e del Comando Presidio Germanico di Este (Padova), circondarono e invasero il campo di concentramento predetto e imposero al direttore del campo di adunare tutti gli ebrei ivi internati. Quindi, tolti loro gli oggetti di valore e denaro, che furono messi in buste, firmate dagli interessati, i predetti militari li caricarono su autocarri…”. Donne e bambini vennero tradotti al carcere dei Paolotti di Padova mentre gli uomini alla casa di pena di Piazza Castello. Due giorni dopo, Ida Moresco, insieme agli altri prigionieri, venne nuovamente trasferita. Caricati su due camion, vennero condotti alla Risiera di San Sabba. Partita il 31 luglio con un convoglio formato a Trieste, giunse ad Auschwitz il 3 agosto. Il convoglio sul quale venne caricata, era il n. 33T (secondo la classificazione presente in Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945) di Liliana Picciotto. Nel libro di Italo Tibaldi Compagni di viaggio. Dall’Italia ai lager nazisti. I “trasporti” dei deportati 1943-45, il trasporto viene indicato con il n. 66. Di questo trasporto non si conosce il numero preciso dei deportati, considerando anche il fatto che ne vennero aggiunti altri durante la sosta fatta a Gorizia. Soltanto 71 nominativi sono stati identificati e solo 7 riuscirono a sopravvivere. Ida Moresco risulta essere stata uccisa all’arrivo ad Auschwitz il 3 agosto 1944. Dei 47 ebrei che si trovavano all’interno del campo di Vo’ Vecchio, soltanto 3 sopravvissero alla deportazione.