Marisa Ancona, nata a Torino il primo marzo 1926, figlia di Gastone e Foà Anna, abitò a Torino in via Migliara 23. Frequentò la sezione A del Ginnasio del Liceo Classico Cavour, come risulta dal registro scolastico degli anni scolastici 1936-37 e 1937-38. L’emanazione delle leggi razziali nell’autunno del 1938 colpì anche Marisa che non poté iscriversi al primo anno di liceo; non si ha traccia della sua continuazione degli studi presso le classi istituite presso la scuola ebraica via Sant’Anselmo 7 o nell’Istituto di via Bidone 33 (Scuola Officina Serale). Marisa sfollò nel Canavese probabilmente a causa dei bombardamenti su Torino. Il suo ultimo nascondiglio conosciuto si trovava tra Vistrorio Canavese, dalle fonti provenienti dalla Comunità ebraica di Torino, e Succinto Canavese – fonte CDEC – dove fu arrestata insieme al padre Gastone e al fratello Achille, da soldati Italiani della RSI e condotta presso il carcere di Ivrea, dove fu detenuta per un periodo imprecisato. Da lì fu trasferita al campo di concentramento speciale di Fossoli (MO) dove rimase fino al 5 aprile quando fu deportata ad Auschwitz. Il convoglio partì dal campo di Fossoli, agganciando successivamente altri vagoni a Mantova e Verona per arrivare ad Auschwitz il 10 aprile. Tra i 611 deportati del convoglio 154 uomini superarono la selezione per il gas e furono ammessi al campo con i numeri di matricola da 179974 a 180127; le donne immatricolate furono 80 e ricevettero i numeri da 76776 a 76855: a Marisa fu assegnato un numero compreso tra le due cifre indicate. I reduci del trasporto furono 51. Achille – matricola 179981 – fu deportato insieme alla sorella e morì in luogo ignoto il 22 gennaio 1945. Il padre Gastone fu deportato da Fossoli ad Auschwitz il 16 maggio 1945 e morì in luogo ignoto il 14 settembre 1944. Prima della liberazione del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz il 27 gennaio 1945, Marisa venne trasferita nel campo di concentramento di Bergen Belsen, nella bassa Sassonia, prendendo parte presumibilmente a una delle terribili marce di evacuazione, definite “marce della morte”, in quanto venne vista a Kodova, cittadina polacca che si trova nel tragitto tra Auschwitz e Bergen Belsen. Morì in data imprecisata dopo l’11 febbraio del 1945 nel campo di concentramento di Bergen Belsen, due mesi prima che il campo fosse liberato il 15 aprile 1945.